1990, 16mm, col., 55 min.
In una sorta di diario cinematografico si raccolgono avvenimenti della
vita quotidiana che vengono messi in relazione con immagini arcaico-evoluzionistiche.
Microcosmo in particolare la crescita di un embrione e
macrocosmo si intrecciano fra loro. I confini svaniscono grazie a processi
chimici di disgregazione nellemulsione. Si perviene a una ricerca
alchemica dellespressione visiva condotta attraverso unesplorazione
della materialità del supporto dellimmagine. Alla fine
la nascita è imminente. Frammenti di suoni e melodie, combinati
con un ritmico pulsare, con il rimbombo e il ronzio degli eventi naturali,
determinano una cadenza drammatica. Ne nasce una struttura in tensione
tra mondo dellimmagine, chimica e suoni.
1992, 16mm, b/n e col., 54 min.
musica: T. Köner
Das Goldene Tor intreccia frammenti di film sulla natura che trattano di insetti
e rettili, immagini tratte da programmi sullo spazio e lastronomia,
riprese di attività umane, effettuate dallo stesso regista, nellambiente
a lui circostante. Lesperienza di anni di ricerca nel campo della manipolazione
chimica del nitrato dargento, durante e dopo lo sviluppo, viene applicata
alle immagini del film. Come risultato esse acquisiscono una maggiore qualità
pittorica che evoca unatmosfera in bilico tra sogno e realtà.
Con il procedere del film le osservazioni hanno sempre meno a che fare con
la realtà. Tempi di esposizione estremamente lunghi enfatizzano la
caducità dellattività umana. Se loscurità
che ne consegue viene superata, allora si crea una luce interiore. La
porta doro è un termine che risale alla mitologia pre-cristiana
e si riferisce allinteriorizzazione e al rinnovamento del fuoco divino
tramite il passaggio attraverso il solstizio dinverno. La musica per
il film, composta da Thomas Köner, non è un semplice accompagnamento:
essa forma piuttosto un livello che intensifica le tensioni nel flusso delle
immagini. Così come il film non è legato ad un modello di struttura
e narrazione tradizionale, anche la musica abbandona le convenzioni di ritmo
e melodia. In questo modo viene creato un mondo audio-visivo che lo spettatore
percepisce più con la pancia che con il cervello.
Jürgen Reble, Das Goldene Tor, 1992, 54 min. (Appunti presi durante la
proiezione)
1) Protagonisti: il tempo di esposizione, il tempo dello sviluppo, il tempo
dello scomparire. Ogni inquadratura descrive la lenta emergenza e la dissoluzione
di un motivo nellemulsione che si appiccica e si dissipa. Tre regimi
di inquadratura: a vocazione ancora analogica; presa nellastrazione
di un lunghissimo sorgere; oppure puro schema luminoso di immagine possibile.
Tra questi tre regimi, lente dissolvenze in nero.
2) Darmstadt, Februar 1991. Un uomo seduto, decentrato, verso
il basso. Passanti femminili. Non si percepisce cosa fa. Montaggio alternato,
con pianeti e insetti, cose che scintillano, effetto Kulesov, luomo
è direttamente in controcampo rispetto al cosmo. Relazione immediata
della luce e del nero, rapporti di valori, senza passare per la sagoma. Un
tracciato informe passa in primo piano, lemulsione cade dalla pellicola
sotto forma di striature bianche. Una figura femminile sembra filare la lana
e sollevare miriadi di stelle bianche. Ombre di sbuffi esplodenti, giallastri,
al centro dellinquadratura. La massa pellicolare, disfatta, danza su
se stessa, si ammucchia, si contrae e si allunga. Immagini di stazione dautobus.
Le sequenze sono, con calma, intervallate da effetti plastici come di tessitura.
Pianeta nero bombato della pellicola.
3) Bonn-Antarktis. Sintassi di motivi circolari: anemoni di mare,
girelli di bambini, galassie, giostra, radar, dischi volanti, pianeti, vulcani.
Il tutto per approdare al fungo atomico. I primi dipinti di Sam Francis parlavano
di Hiroshima. Problema radicale dellOmbra nel cinema contemporaneo (vedi
il Body Snatchers di Ferrara), lorganismo chiede di essere ripensato
a partire dalle ombre atomiche, e di vedere come esse generano mutazione mentale.
Una lucertola diversifica la catena dei raccordi plastici. Accelerati. Ein
Teil Ihres Tages (Una parte dei vostri giorni, manifesto su un muro):
dimensione documentaria e più precisamente civile di questo cinema.
Dallinizio, sullo sfondo di giochi astratti del bianco e nero, la tinta
si organizza in una variazione attorno alloro, un lento ventaglio che
si dispiega dal bianco al verde. Momento riflessivo e paradigma classico:
un uomo davanti ad uno schermo cinematografico dove si proietta un flicker
geometrico; una donna in molteplici fumi, ricordo dellanemone di mare.
Sistema: intreccio regolare di motivi per la loro geometria; plasticità
diverse dellemulsione; tinteggiatura isomorfa delle inquadrature; creazione
più profonda di un repertorio cromatico appropriato a raffigurare lemergenza
dellimmagine nel cinema.
4) Dilatare i contorni, trasformare i corpi in pozzanghere. Limmagine
(crepe, polverio, scintillio, massa) si libera sempre più laboriosamente
dalle dissolvenze in nero; esse si allungano, diventano importanti quanto
lei. Tre pinguini grattati sulla pellicola sfilano a scatti davanti ad un
paesaggio sfumato, banchisa ma pure città.
5) Der Weg zum Licht führt durch die Finsternis (Il sentiero
verso la luce passa per le tenebre). Volute e polverii, a tratti onde, a tratti
nuvole, invadono i motivi ricorrenti. Il mondo si riassume in una grossa lucertola
appiccicosa. Nuotare di una stella di mare, esplosioni spaziate. Si sprofonda
al centro del mare, al centro dellimmagine, al centro della rappresentazione.
Lirriconoscibile. Principio figurativo: non vedere più la differenza
tra i motivi materiologici creati dalla decomposizione dellemulsione
e le difficoltà demergenza dellinquadratura analogica.
Che non si sappia più se sotto la luce cè un motivo oppure
no. Rifondare il problema della scomparsa: ci potrebbero essere figure dappertutto
nellemulsione, il nero fotografico si trova poco a poco ossessivamente
abitato da una luce possibile. Vetrata. Ecco la porta doro. Ogni fenomeno
può essere ricondotto ad una ghirlanda di scintillii, schema minimo
della presenza figurativa nel cinema. Delle esplosioni di luce saltano nel
campo come i cosmonauti sulla luna, con effetti smorzati. Sospensione generalizzata
nella pellicola.
Immagini di guerra, trincee, cannoni, rifilmate troppo da vicino e screpolate.
Le cose si dissolvono, comunicano a mezzo del colore e della materia granulosa:
anfibio, bombardamento di particelle sulla terra, impronta di mano, particelle
rispedite dalla terra. Iris rosso su sfondo nero, tutto viene a iscriversi
come da Sistiaga: bomba, cadavere, lava, rotaie di ferrovia ma anche assolutamente
niente. Space Opera, questo film è il 2001 del cinema sperimentale.
Pulsazioni cellulari, costellazione di vetri rotti, lesplosione fiammeggia,
cioè il rosso diventa giallo. Liris un microscopio. Nel cerchio
rosso, volteggia il Grande Tutto, sotto forma di tracce rosse su rosso. Fine:
limmagine diventa blu, un secondo. Una donna velata, una prefica. Più
niente. Nero. Lamento.
Emile Mâle: nel Medioevo per i pittori e i maestri vetrai rappresentare
lApocalisse significava una sfida colorata. Come rappresentare la visione
smeraldina (la visione di un verde smeraldo)? Das Goldene
Tor è la nostra Apocalisse. Amplificazione della devastazione plastica
di Schmelzdahin in disastro storico, che erige nuove forme per il figurabile.
Goethe, a proposito di certi fenomeni colorati: li abbiamo relegati
nel regno dei fantasmi nocivi. (N. Brenez 1995, cit.)
Ein bewährter Partner
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1995, 16mm, col., 75 min.
musica: T. Köner
Stimolata dalle ricerche di fisica pura nel campo delle particelle
elementari: così è nata questa spedizione audiovisiva
nel regno della materia. La bizzarra ricchezza di forme delle particelle
più piccole che si muovono nellemulsione, viene posta
in controluce.
Il contenuto è costituito prevalentemente da sali di forma
cristallina arricchiti di coloranti cosparsi direttamente sullemulsione
tra resti di immagini. La composizione definitiva è nata
sul banco ottico.
La colonna sonora è stata composta da Thomas Köner elaborando
elettronicamente suoni di gong e pietre. Una complessa opera sulle
possibilità di percezione visiva del film in base alle sue
caratteristiche chimico-fisiche.
1996, 16mm, b/n, 13 min.
musica: T. Köner
Lidea del film è nata da un viaggio sul treno
sopraelevato attraverso il centro di Chicago nel 1991. Feci
una ripresa di circa dodici minuti, nella stessa direzione
del movimento del treno. Tre anni dopo ripresi in mano il materiale.
Il ricordo che ne avevo era svanito, le immagini conservate
dalla memoria solo più unombra. Decisi allora
di lavorare il materiale sbiancandolo. Larchitettura
complessa e cuboide della città
emerse e poi svanì dissolvendosi in un mucchio di polvere
cosmica. Solo in questo vortice di disgregazione ritrovai infine
una proiezione del vissuto.
Passarono altri anni e sul film si accumularono strati di polvere.
Thomas Köner usò il sistema sonoro ottico del proiettore
per leggere questa polvere e si udì un crepitìo.
Sottopose allora ad unapprofondita analisi questi suoni
e alla fine ne uscì una composizione che trasferii sulla
copia finale del film in forma di colonna sonora ottica.
1997, 16mm, col., 10 min.
suono: proiettore
Work in progress costituito a partire da una vecchia pellicola in
35mm
un vecchio trailer rimasto appeso per mesi agli alberi di un giardino
di tanto in tanto spalmata con varie sostanze chimiche. Il decadimento
chimico e la degradazione causata dagli agenti atmosferici hanno ampiamente
dissolto la trama degli eventi rappresentati. Dal bianco e nero sono
gradualmente emersi colori e le aree scure si sono trasformate in paesaggi
montuosi.
Questa pellicola è stata presentata una prima volta nel 1991 al
Viper Festival di Lucerna, proiettata attraverso un proiettore modificato
rimuovendone lotturatore e alterandone il sistema di trazione,
in modo che lo svolgimento delle azioni rappresentate veniva ulteriormente
frammentato in immagini di oscure macchinazioni e scene di violenza.
Dal 1997 esiste in forma di pellicola in 16mm.
2004, mini DV/Beta SP, col., 30 min.
Il film è composto da circa settanta scene con sequence di pochi
secondi girate nell'Artico. Grazie ad una particulare procedura di elaborazione
della "testura", del tempo, del colore e della luce, il materiale
acquista la qualità di un paesaggio dipinto. Per la colonna sonora,
sono stati usati i suoni della natura e i frammenti di un quartetto di
strumenti a corda, il tutto elaborato così
come le immagini.